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PROLOGO DEL PITTORE
C´è un momento della vecchiaia nel quale smetti di guardare
avanti. Temi di scorgere la morte venirti incontro. Da
tempo ne odi i passi, sempre pił vicini e pesanti; alle volte
risuonano così forte da coprire perfino il gioioso mugolare
di chi ti gattona attorno preparandosi a prendere il tuo
posto. Allora, non essendo nè sensato e tantomeno dignitoso
tenerli bassi come un colpevole, volgi gli occhi all´indietro,
dove la morte non camminerà mai pił perchè regna
l´immutabilità del già accaduto. Purtroppo, girando le
spalle al futuro, perdi quasi del tutto il dono della profezia
e non ti resta altro che narrare e sentenziare sul passato
confidando che usino le tue parole per non ripetere gli errori
già commessi da altri.
Vedendoti assiso su di uno scranno, maestoso nella solennità
dei gesti e nella lentezza del parlare, tutti ti scambiano
per un saggio intento a trasferire la sapienza accumulata
in tanti anni di vita. Ti circondano ammirati e ascoltano rispettosi
le tue parole. Per loro stai compiendo l´ultimo atto
di eroismo. In realtà il tuo animo vacilla, stai solo cercando
di salvare almeno una parte di te stesso da un´imminente dissoluzione.
La memoria, lo vedi raccontando soprattutto di
morti, è pił duratura della carne; il tuo stesso sangue potrebbe
seccarsi nel volgere di poche generazioni.
La memoria è la tua unica possibilità di sopravvivenza, un´esile speranza
di eternità. Per questo cerchi di distribuirla a piene
mani e al maggior numero possibile di persone.
Un giorno, mentre ero occupato in questa impresa, vidi
Aurora attraversare sorridendo la corte e provai vergogna.
Mi stavo servendo della sua vita e di quella di altri per
mettere in salvo la mia; le piegavo a mio comodo senza curarmi
di quanto mi avevano amato e reso felice. Perciò,
prima che la lastra del sepolcro aggiunga buio al buio,
prima di perdere anche una presenza ormai da statua o
poco più, devo riparare mettendo in salvo pure le loro
vite. E perchè no, anche quelle di chi mi è stato nemico.
Cercherò con tutte le mie forze di rispettare la verità, di
non tradirla o manometterla. Ho visto cosa hanno combinato
con Ezzelino. L´uomo pił potente d´Italia, il prediletto
del grande imperatore Federico, il più amato e odiato a
seconda delle fazioni, l´incubo di tanti papi e della curia romana,
il protettore delle antiche libertà contadine, il più
abile condottiero e l´ultimo degli eroi di un´epoca ormai
morente, non era certo un santo. Neppure un demone,
però.
Era solo un uomo, nè migliore nè peggiore di coloro
i quali oggi gli attribuiscono ogni scelleratezza, crudeltà e
infamia e lo chiamano Anticristo definendolo peggiore di
Caino, Erode, Nerone e Attila messi assieme. Tutto ciò solo
per giustificare e nascondere le atrocità di chi ne ha preso
il posto e si serve del potere conquistato in modo ancora
più spregiudicato e crudele di lui.
Purtroppo, anche per chi vuole raccontare onestamente
i fatti, è difficile rispettare la verità. Soprattutto quando
c´è di mezzo la propria vita. Se ci si guarda indietro senza
pretendere di separare il bene dal male, il giusto dall´iniquo,
tutto sembra chiaro, ben delineato con le giuste proporzioni.
Ma appena si traccia il solco per separare i buoni
dai cattivi, i sentimenti s´incuneano fulminei e prepotenti
fra sè e il passato e ci si ritrova a osservarlo come da dietro
la vetrata di una chiesa. Un fatto si colora di rosso, un altro
d´azzurro, un altro ancora di giallo, mentre nella realtà
erano probabilmente solo pił o meno grigi. E non essendovi
un solo tassello dell´intarsio completamente limpido
e trasparente, alla fine le imperfezioni del vetro deformano
tutto.
Come uscire dunque dall´inganno delle passioni? Ci ho
pensato a lungo, trovando una sola risposta. Ammetterlo
fin d´ora, assicurando che nel mio caso l´eventuale falsità
nasce dagli insopprimibili impulsi dell´animo e non dalla
malafede. Per il resto ognuno giudichi da sè e con l´aiuto
di Dio, usando la medesima comprensione che concede a
se stesso. E se certi quadri lasceranno sgomenti tanto
grondano sangue e ferocia, non ci si copra gli occhi con la
mano o si volga la testa da un´altra parte. Si rischierebbe
di non vedere quelli eroici e cortesi, oppure illuminati dall´amore,
dalla felicità e dalla Giustizia.
©Marco Salvador
©Edizioni Piemme
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